Nascere cane, nascere maiale.

Cane, gatto = animali da compagnia.
Maiale, mucca, pollo, … = animali da mangiare.

Questa convinzione, radicata dall’abitudine, fa sì che la gente si indigni quando qualcuno tortura e/o uccide un cane e che non batta ciglio quando mangia del prosciutto. Eppure, per quel prosciutto, un maiale è stato torturato e ucciso.

Il maiale, evidentemente, non detiene gli stessi diritti del cane. Immagino sia colpa sua: chi gliel’ha fatto fare di nascere maiale? Ma sì, dopotutto il maiale viene ucciso per permetterci di mangiarlo, non si tratta quindi di violenza ingiustificata, come nel caso del cane, ma necessaria.

Peccato che per noi non sia affatto necessario mangiare animali.

Sfido chiunque non sia d’accordo con questa affermazione a venire con me a visitare un allevamento prima e un macello poi*. A ribadire lì il concetto che si tratta di violenze giustificate, di fronte ad animali costretti a vivere ammassati l’uno con l’altro, in mezzo alle proprie feci. A ribadire lì che uccidere animali è giusto, di fronte ad animali recalcitranti e impauriti dall’odore del sangue di quelli uccisi prima di loro, di fronte ad animali che non sono stati del tutto storditi o uccisi, ma che sono stati comunque appesi con gli altri, perché la catena di smontaggio non può fermarsi.

Se tutto questo non vi preoccupa, o pensate sia normale, guardate questo video e sappiate che non mostra nulla di illegale. Se non avete voglia o tempo di vederlo tutto, bastano i primi minuti.

VIDEO

* Sempre che si riesca ad ottenere il permesso. Gli allevatori sono tanto bravi a professare la dolcezza con la quale trattano gli animali, quanto poco propensi ad aprire le porte dei propri allevamenti. Chissà come mai.

P.S. Ringrazio Luca per la vignetta.

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9 pensieri su “Nascere cane, nascere maiale.

  1. Sarah

    Mi piacerebbe mostrare questo video a mio suocero, che ieri ha asserito “i gamberi sono fatti apposta per essere mangiati da noi perchè tanto se non li mangiamo noi avrebbero altri predatori” (ho risposto: “sì, allora lei perchè non si fa mangiare da un leone? Il leone è un potenziale predatore dell’uomo, non vorrà farlo morire di fame!”) o a mio padre, che ha detto “che cosa ne facciamo degli animali da allevamento se nessuno mangia più carne? Li ammazziamo tutti?” (ho risposto: “beh, mi pare che già lo facciate dato che sono allevati apposta!!!”). Questa idea che gli animali siano al servizio dell’uomo è profondamente radicata nella nostra cultura, ne parla bene il libro “liberazione animale” nell’ultimo capitolo. Ci vediamo giovedì!

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    1. Paola Autore articolo

      Vero, sembrano tutti preoccupati della “salvezza” delle specie, fregandosene altamente dei singoli individui!
      Bah, bisognerebbe organizzare una visione di Earthlings e invitare amici e parenti tutti, legandoli alla sedia per costringerli a guardare… eppure so che anche così per molti non cambierebbe nulla.

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  2. sdrammaturgo

    Una volta sono riuscito ad entrare in un allevamento di mucche da latte. Non era proprio di quelli intensivi, ma si trattava comunque di un’azienda piuttosto grande.
    Mi trovavo a San Felice sul Panaro vicino Modena in aperta campagna da amici, ho notato nelle vicinanze questa struttura con vacche stipate in un recinto coperto e ci sono andato con l’aria del turista curioso che sta facendo una passeggiata.
    Ci ho passato un pomeriggio, e i due operai – la cui amichevole disponibilità era forse dovuta al fatto di non essere italiani, bensì uno nordafricano ed uno bengalese – mi hanno fatto vedere tutte le varie fasi del lavoro giornaliero: l’allattamento dei vitelli – tenuti in una rimessa buia – tramite biberon di “latte nero”, che mi hanno spiegato essere una mistura di latte in polvere ed antibiotici (ma di colore nero sul serio!); il foraggiamento; la mungitura, etc.
    Questo metodo con me ha funzionato, consiglio a tutti di provare: si capiscono molte più cose sullo sfruttamento animale vedendo un allevamento di persona per dieci minuti che leggendo un’intera bibliografia sul tema e guardando ogni video girato.
    Basta scegliere l’azienda agricola giusta, quella in cui non circolano proprietari arcigni, andare da soli senza destare sospetti fingendo di esser capitati lì per caso e credo che nessuno negherà una visita.

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    1. Paola Autore articolo

      Io credo che un abituale consumatore di carne e latticini in una “fattoria” non riesca a vedere le stesse cose che ci vediamo noi. Tempo fa (ero già vegetariana, ma non vegan) sono stata in una fattoria vicino a casa mia, dove nel weekend vendono direttamente il latte che producono. Ho visto i vitellini nei box, ma non mi sono posta nessuna domanda sul perché fossero lì o se ci stessero bene o che fine avrebbero fatto. Mi sembravano “carini” e ridevo vedendo come leccavano le mani dei bambini che gli si avvicinavano. Esattamente come tutti quelli che erano lì per comprare il latte.
      Secondo me informare prima di visitare questi posti è fondamentale. E se non funziona questo, vedere la “morte in diretta” o in video è spesso l’unica molla per alcuni.

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      1. sdrammaturgo

        Sìsì, mi rivolgevo perlopiù a chi ha già una coscienza antispecista ed è curioso di visionare in prima persona e dal vivo.
        Il “tutti” destinatario del mio consiglio trae in inganno: sono troppo pessimista per sperare in uno scatto di sensibilità delle persone 😀

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  3. Martigot

    Ciao, sono arrivata al tuo blog attraverso quello di una mie lettrice 🙂
    Trovo orribile questa distinzione che facciamo tanto arbitrariamente tra animali da “affezione” e animali da “reddito”, è una cosa che non mi è mai tornata, già quando ero bambina. Ne ho anche scritto sul mio blog.
    Così come orribile è arrogarci il diritto di decidere della vita e della morte di esseri viventi.
    Il fatto poi che le porte di allevamenti e macelli siano generalmente tenute ben chiuse la dice lunga. Come se si sapesse che sono luoghi d’orrore, checché se ne dica, perché sono luoghi di sfruttamento, di prigionia e morte (altro che le immagini bucoliche che qualche spot ci propina costantemente in tv). Quindi non si vuole che il consumatore (ipocrita, per altro, perché sappiamo tutti che degli animali sono stati ammazzati perché noi potessimo avere la nostra bistecca o il nostro prosciuttino) corra il rischio di svegliarsi dal suo torpore specista.
    Un saluto 🙂

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    1. Paola Autore articolo

      Ciao Martigot, grazie della visita e del commento! 🙂
      A volte ripenso a quando ero carnivora e in particolare a un episodio della mia vita: mi trovavo in cucina e parlavo con i miei del più e del meno. A un certo punto era saltato fuori il discorso “vegetariani” e ci si domandava “chissà come mai alcuni non mangiano neanche il formaggio”. La cosa è finita lì, non ho approfondito, non mi interessava farlo, né pensavo di fare qualcosa di sbagliato continuando a mangiare animali, pur definendomi un’ “amante degli animali”. Perché? Perché tutto intorno a noi ci dice “mangiare animali è giusto” e fino ad allora non avevo ricevuto nessun input, nessuna opinione opposta. Non è semplice arrivarci da soli, a volte occorrono anni per farsi venire un dubbio sulla questione, perché le convinzioni e le consuetudini sono difficili da superare. Una volta raggiunta la consapevolezza, poi, sembra impossibile che anche gli altri non vedano quello che vediamo noi, ma dopotutto sono esattamente come eravamo noi prima. Per questo credo che continuare a informare sia fondamentale, ma anche parlare e confrontarsi, cercando di non arrabbiarsi quando sembra che non vogliano vedere 🙂

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